BIBLIOGRAFIE E RECENSIONI

Blandino G., Granirei B., Le risorse emotive nella scuola - gestione e formazione nella scuola dell’autonomia, Raffaello Cortina Editore,Milano, 2002.
Commento ad un libro particolarmente significativo

        Da almeno un secolo, da quando cioè si diffuse il movimento delle scuole nuove (o scuole attive, progressive ecc.) l’attenzione alle implicazioni emotive nei processi di apprendimento scolastico è andata sempre più crescendo, nell’ambito di una più generale attenzione alle modalità proprie dei bambini e dei ragazzi di elaborare le loro esperienze e di procedere nel mondo della conoscenza.

         Da molto meno tempo la stessa attenzione si va diffondendo verso le implicazioni emotive degli adulti educatori - familiari e scolastici – nell’esercizio dei loro rispettivi ruoli e nei loro tentativi di fare meglio il loro non facile ‘mestiere’ di genitori e di insegnanti.

        Negli ultimi anni, grazie anche agli studi sull’interazione verbale e non verbale in classe, spesso ispirati all’analisi transazionale o ad altre teorie della comunicazione, questo campo delicatissimo della relazione educativa va diventando oggetto di studi e di ricerche sul campo. In epoca ancora più recente l’attenzione di alcuni studiosi si è estesa alle implicazioni emotive nei processi organizzativi e gestionali delle istituzioni scolastiche.

        E’ il caso di  LE RISORSE EMOTIVE NELLA SCUOLA, gestione e formazione nella scuola dell’autonomia che all’inizio di quest’anno è andato ad arricchire la collana ‘ Individuo gruppo organizzazione’ della Raffaello Cortina Editore, curata da Gian Piero Quaglino.

        Gli Autori, Giorgio Blandino e Bartolomea Granieri operano nell’Università di Torino, rispettivamente come docente di Psicologia  dinamica e come collaboratrice del Dipartimento di Psicologia. Ma la Granieri è stata per anni Direttrice didattica ed ha investigato perciò aspetti e problemi di cui ha avuto esperienza diretta nella sua pregressa attività di dirigente scolastica.
L’opera, senz’altro interessante e d utile, per dirigenti e docenti, come dichiarano gli stessi Autori ,è la continuazione di quella, altrettanto interessante, pubblicata nel 1995 presso lo stesso Editore: La disponibilità ad apprendere – dimensioni emotive nella scuola e formazione degli insegnanti,
           
all’inizio della quale venivano anche delineate le linee teoriche ( riprese peraltro nel nuovo volume) all’interno delle quali si collocano le indagini e le riflessioni.

         L’importanza delle ‘risorse emotive’ nella scuola è ormai percepita anche dall’Amministrazione scolastica che negli ultimi anni ha inserito tra le priorità di formazione in servizio non solo tematiche ‘disciplinari’ o ‘tecnico-professionali’ ma anche iniziative finalizzate a incrementare le competenze  psico-relazionali, e comunicative, nella consapevolezza che esse sono parte costitutiva, tutt’altro che marginale, delle competenze professionali  dei docenti, a tutti i livelli. Intanto tra le competenze dei dirigenti scolastici venivano inserite la valorizzazione delle risorse umane e professionali e la responsabilità di risultati.
        Perché l’opera di Blandino e Granieri può essere utile a chi opera nella scuola, oggi ? Basta leggere i titoli di alcuni capitoli della Parte prima: La relazione educativa: la qualità della relazione come indicatore di efficacia. Le relazioni di lavoro fra colleghi.

            Ma è soprattutto nella Parte seconda  ( Dimensioni emotive nella gestione della scuola) che si trovano le problematiche emergenti più frequentemente nelle istituzioni scolastiche autonome chiamate a sperimentare modelli organizzativi e funzionali che richiedono sempre più la negoziazione di punti di vista, aspettative, intenzionalità da cui spesso scaturiscono livelli diconflittualità e forme di vera e propria sofferenza che sviliscono – anziché valorizzare – le risorse umane e professionali che vi operano. E rendono assai faticosa la ricerca di livelli di effettiva partecipazione e condivisione  delle decisioni organizzative e didattiche. 

            Se si potesse racchiudere in un concetto, quasi a mo’ di slogan,  il contenuto dell’opera in parola, si potrebbe dire: la conoscenza delle implicazioni emotive nei processi didattici, educativi ed organizzativi come elemento costitutivo della professionalità dei dirigenti e dei docenti e come condizione per valorizzare le risorse umane e professionali degli operatori scolastici.

        In altre parole, se si continua – come purtroppo succede ancora in troppe scuole – a sottovalutare o ad ignorare del tutto le implicazioni emotive nei processi didattici, educativi, organizzativi e gestionali propri delle scuole autonome, è inutile parlare di valorizzazione delle risorse umane e professionali dei docenti e non si può nemmeno sperare di promuovere il ‘benessere degli alunni’.

        Perché, se veramente si vuole che gli alunni stiano bene a scuola, come si va dicendo da una decina di anni, è necessario anzi indispensabile che stiano bene ( con sé, con gli altri, con l’istituzione, col mondo) innanzitutto gli adulti che vi lavorano: dirigenti e docenti prima di ogni altro. E per far questo le loro emozioni non possono essere represse o ignorate ma vanno riconosciute, gestite e valorizzate nei modi opportuni.

        Tutto questo, mi permetto di dire, è provato non solo dai tanti  studi sulle dinamiche relazionali nelle organizzazioni complesse ma anche  dalla esperienza di oltre quindici anni di ispettore tecnico chiamato ad occuparsi di casi assai diversificati alla base dei quali, nella stragrande maggioranza, c’erano e ci sono difficoltà e disturbi comunicativi e relazionali tra i vari soggetti coinvolti nei processi educativi, organizzativi e gestionali che si attuano nelle scuole.

        E’ appena il caso di far presente che il libro non è un prontuario o un insieme di tecniche da applicare nei processi didattico-organizzativi ma un insieme di stimoli e di spunti per riflettere  sulle implicazioni emotive in tali processi, utilizzabili dai dirigenti e dai docenti per fare meglio il loro lavoro e con minore dispendio di risorse emotive.

        In tale senso, può essere anche considerato un strumento per chi nella scuola vuole avviare processi di empowerment e di miglioramento organizzativo, praticando innanzitutto la ‘riflessione sulle esperienze’ che è il criterio di fondo e l’obiettivo di un altro testo prezioso di cui parlerò in seguito: Il professionista riflessivo di D. Schon.  

(Umberto Landi)

 

 

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