BIBLIOGRAFIE E RECENSIONI

Bini Salvatore,  Diversitá e educazione, Anicia, Roma, 2002.
Il presupposto e il fondamento del curricolo flessibile nella scuola dell’autonomia
 

Note introduttive alla lettura del testo

           Due potrebbero essere i punti di riferimento per la lettura del testo:

  •  Il principio della diversità come fondamento dell’agire educativo e della prassi didattica.

  • La diversità come presupposto e fondamento del curricolo flessibile nella scuola dell’autonomia.

                    

            Problemi aperti:  Primo versante: l’agire educativo: - È possibile pensare in positivo alla diversità, come ad un valore fondamentale interessante le persone e le culture?

                          Secondo versante: la ricerca e la pratica didattica (rispettose dei valori e dei fini educativi): - È possibile considerare la diversità come un  presupposto significativo per la costruzione del curricolo flessibile e dei piani di studio nella scuola dell’autonomia?

Corrispondenze sul piano operativo ed organizzativo (didattica):

  • Prima dimensione: individualizzazione o personalizzazione degli itinerari d’insegnamento/apprendimento, in riferimento a percorsi formativi plurimi, differenziati, modulari, adeguati cioè alle specificità, alle esigenze e alle potenzialità creative di ciascun allievo o studente;

  • Seconda dimensione : possibilità di adottare nelle scuole piani di studio e curricoli  caratterizzati dal loro diretto legame con il territorio e con il contesto socioculturale, secondo vincoli che si esprimono sia in termini di esigenze e di richieste particolari che le comunità locali presentano o rivolgono alla scuola, sia in termini di possibilità e di offerte formative che si aggiungono a quelle della singola istituzione scolastica.

Difficoltà : Una tale configurazione, evidentemente “complessa”, presenta difficoltà e ambivalenze di non poco conto, dal momento che essa potrà essere gestita in funzione del modo con il quale siamo abituati a lavorare nella scuola e a regolare la prassi didattica (tempi, rapporti, piani, attività, valutazioni…), per cui i modelli ormai consolidati di tipo univoco (classe, programma, giudizi, voti…) non ci agevolano nel nuovo compito di impostare e realizzare gli interventi didattici plurimi, flessibili e personalizzati.

Rischi : Non è poi detto che le nuove logiche escludano del tutto che nella scuola possa entrare la frammentazione del sapere e della cultura e, con essa, l’allargamento oltre misura della forbice qualitativa tra scuola e scuola, con grave compromissione del principio costituzionale dell’uguaglianza e della pari opportunità di tutti i cittadini.

Prospettive : Ma situazioni di difficoltà e di complessità problematica non possono significare annullamenti e cancellazione di uno dei due termini dell’ambivalenza (esigenza/possibilità).

E allora:

  • Il principio democratico dell’uguaglianza (Tutti uguali) non collide con quello dell’autenticità della singola persona, né lo esclude (Tutti diversi), a condizione che entrambi i principi  siano coniugati all’interno di un sistema valoriale di riferimento (democrazia) che li comprenda e li caratterizzi ed utilizzino adeguati linguaggi culturali che ne consentano la giusta interpretazione e la coerente traduzione in comportamenti reali (etica della responsabilità). 

  • Va sempre più perseguita da parte dei docenti la ricerca didattica e metodologica,  intesa come :

  #   ricerca di logiche e di  paradigmi che diano significato e sostengano il “come fare scuola”, secondo un progetto forte sia sotto il profilo epistemologico che sotto l’aspetto assiologico;

  #   ricerca di modelli operativi, plurimi, adattabili alla diversità delle situazioni e dei contesti, e nello stesso tempo funzionali ed efficaci per la realizzazione degli obiettivi specifici.

Non può prestarsi a tali scopi la semplicistica ed anomica applicazione di modelli standard, che la   
               moda didattica di volta in volta pubblicizza e diffonde.
 
              
Lettura del testo

I nodi della diversità

 La  biodiversità: … Nel lessico dei biologi, il termine “biodiversità” indica la varietà quasi infinita della vita sulla terra, che va dalle sue forme ed espressioni più semplici, a quelle ipercomplesse…  

La natura vive nella diversità e le diversità sono insite nella stessa natura delle specie viventi…  

[È impressionante il poter pensare al mondo naturale costituito da una “esplosione” di forme viventi: un caleidoscopio di rappresentazioni, di forme e di organismi diversi, ma anche di individui rientranti nella stessa famiglia; una ricchezza di vita, benché caratterizzata dal ciclo della nascita – evoluzione – dissoluzione - trasformazione, quasi a volersi, da parte della vita, autoaffermare e a voler prevalere sulla distruzione, indotta anche dall’azione dell’uomo….].

  •  Il messaggio, soprattutto di tipo culturale ed educativo, che la biodiversità ci propone, può essere articolato nei seguenti concetti… :

  • La natura non preferisce l’omogeneizzazione, ma afferma la diversificazione, l’indeterminazione, la singolarità…

  • La difesa dell’individualità biologica rappresenta il presupposto per la difesa dell’individualità “complessiva” del soggetto umano sul piano bio-psicologico, socio-culturale ed ambientale…

  • L’individualità biologica è una prima forma di  linguaggio con cui l’uomo esprime e rappresenta all’esterno la parte della sua singolarità e della sua diversità …  

La  psicodiversità

… Le variabili da controllare sono il sé, da considerare in termini di autopercezione e di autoconsapevolezza, e gli altri, con cui il sé si pone in comunicazione. In riferimento alla disponibilità e alla fruibilità dei contenuti della comunicazione o della relazione, che riguardano le informazioni concernenti sia i  comportamenti e gli atteggiamenti di un soggetto, sia i tratti e gli stili di personalità di quest’ultimo o le sue specifiche emozioni, si distinguono le due macroaree del noto e dell’ignoto: nel primo caso  i contenuti sono chiari e ben comprensibili, nel secondo, invece, questi non giungono alla soglia di percezione…   

·   La costruzione dell’identità personale è un processo e, come tale, si realizza in maniera progressiva e dinamica, ma anche in modo cangiante, multiforme, ricorsivo e contrapposto…

·  Per questo, diversità ed identità vanno considerate secondo rapporti di reciprocità, di inclusione e di dialogicità…

·  La diversità non è altro che  l’identità che si delinea, a seconda dei casi,  in contrapposizione o a completamento di quelle che la stessa persona e le altre esprimono; mentre l’identità è anche la diversità del soggetto sia rispetto a se stesso in situazioni e momenti  differenti di esistenza, sia rispetto alle altre persone, sia, ancora, rispetto ai modelli culturali di riferimento…

·  In questo senso, la dialettica tra l’identità e la diversità potrà essere coniugata con le istanze di partecipazione, di negoziazione e di duttilità, tipicamente umane…  

Le  diversità  culturali

… Il quadro può essere compendiato nelle quattro seguenti affermazioni [dell’antropologa Verena Stolcke ]:

o           gli esseri umani sono per loro natura portatori di cultura;

o           le culture sono distinte e incommensurabili;

o           i rapporti fra portatori di culture differenti sono intrinsecamente conflittuali;

o           la xenofobia è tipica della natura umana .

Da questo fondamentalismo culturale, che pone la cultura ed i suoi processi alla base dei rapporti umani, sorge anche un’istanza di relativismo culturale… [ed] … entriamo nella dimensione nuova della globalizzazione della cultura…

[La cultura come processo tende ad uniformare e ad integrare, ma aiuta anche a conservare i significati che si costruiscono in contesti diversificati. Nel primo caso si va ad affermare un modello sempre più circoscritto e monoculturale, da cui emerge “la Cultura”; nel secondo caso si vanno ad evidenziare “le culture”,  in cui le specificità e le diversità acquistano valore e rilevanza. Un eventuale e possibile modello di “Cultura delle culture” diventa sempre più possibile, ma a condizione che più che come sistema esso si realizzi con connessioni e con interazioni che costituiscono quell’habitat di significato, entro cui si equilibrano e si “eco-regolano” le azioni concrete (agency) e i processi di vita…]

Anche a queste latitudini culturali, come per la psicologia o la biologia, la diversità-come-valore ha bisogno di confrontarsi e di coniugarsi con altre variabili egualmente contrassegnate da valenza positiva…

… In questa prospettiva interconnessionista, il processo di socializzazione diventa qualcosa di più complesso rispetto alla semplice relazione tra due o più persone in un contesto specifico, quale potrebbe essere quello scolastico…

… I più importanti significati di questa stretta convergenza possono essere  così descritti:

1.   Scoprire l'altro come detentore dei nostri stessi diritti, il che richiede la maturazione del senso di reciprocità

2.  Conoscere meglio se stessi, dal momento che i più alti livelli di autoconsapevolezza si possono raggiungere soltanto se consideriamo i messaggi e gli input che ci vengono dagli altri, sui quali costruiamo sin dai primi livelli la percezione, l’autocoscienza e l’autostima…

3.   Porsi in relazione con il “mondo”, che vuol dire far realizzare la conoscenza e la comprensione del mondo, nelle sue realtà specifiche e tipiche, quali la natura, l’umanità e la tecnologia

4.  Entrare nel sistema simbolico-culturale, che secondo Piaget rappresenta quel processo di adattamento, che è dato dall’equilibrio tra due dinamiche tra di loro difficilmente riducibili in unità: da un lato l’assimilazione degli schemi e dei modelli condivisi in un determinato contesto storico-culturale e dall’altro l’accomodamento, che rappresenta l’aggiustamento dei propri schemi mentali e dei modelli di vita rispetto a quelli che sono imperanti nel proprio habitat socio-culturale e che da questo vengono assorbiti e fatti assorbire…

5. Comunicare e negoziare conoscenze e significati, che  è un altro essenziale aspetto del processo di socializzazione e rimanda direttamente agli aspetti psicosociali della rappresentazione  del mondo soggettivo-interno e di quello oggettivo-esterno, utilizzando le modalità e gli strumenti del sistema simbolico culturale…

6.  Essere attivi e produttivi nei contesti di esistenza : è questo il modo più appropriato per definire il concetto di  creatività, in senso di interfunzionalità e di espressione di ogni possibilità del soggetto umano che si realizza nei contesti specifici di esistenza “autentica”…

… C’è bisogno, perciò, di una scuola che sia adeguata nei mezzi, nelle logiche e nelle strategie e che sappia  porsi come giusto habitat educativo…» 

Riferimenti per costruire un giusto “habitat educativo” nella scuola

  •   Introdurre o Incrementare la  cultura della diversità:  «…È nella cultura aperta alle vere e profonde istanze dell’uomo e nella società democratica, rispettosa  e garante dei diritti di tutte e di ciascuna persona, che acquista senso e valore la dimensione della diversità, nelle sue molteplici e diverse configurazioni e nelle sue positive espressioni…».
  •  Costruire il senso dell’ essere diversi nella scuola:  «…Se la diversità non soltanto dovrà “entrare” ed essere considerata adeguatamente nella scuola, ma dovrà anche essere perseguita come un irrinunciabile obiettivo formativo, bisogna, allora, evitare che le condizioni di diversità, comunque vengano espresse nella scuola, possano trasformarsi in disuguaglianze ed in sperequazioni, che, in concreto, possono tradursi, a loro volta, in pesanti situazioni negative di emarginazione, di difficoltà negli apprendimenti, di chiusure nella vita di relazione e di trattamento inadeguato da parte dei docenti…».
  • Ripensare criticamente e con un’attenzione particolare ai significati etici e pedagogici a quale didattica costruire e perseguire nella scuola:  «Le variabili da considerare possono essere essenzialmente quattro:
  • il soggetto che apprende, con i suoi vissuti, le sue competenze, le sue esigenze, le sue potenzialità e le sue specificità;

  • l’oggetto culturale, in cui possiamo comprendere le “forme simboliche”, i linguaggi disciplinari e tutti quei significati, ma anche i loro significanti, che stanno alla base degli atteggiamenti e dei comportamenti del soggetto e che sono accettati o tollerati dalla “comunità culturale” di cui si fa parte e che, perciò, sono “negoziabili”;

  • i mediatori didattici, tra cui comprendiamo in primo luogo la stessa funzione docente che facilita il rapporto tra i primi due elementi ed il successivo e poi tutte le modalità attraverso cui l’allievo realizza la rappresentazione del mondo (soggettivo e oggettivo) e mediante le quali si rende possibile la comunicazione didattica;

  • l’habitat socioculturale, che rappresenta la contestualizzazione dell’esperienza cognitiva, emotiva e relazionale del soggetto che apprende, cioè la storicizzazione della sua umanità in termini di irripetibilità e di unicità di una particolare forma di esistenza “autentica”…».

  • Costruire il significato di sé e degli altri, puntando sull’arricchimento del soggetto (empowerment) e  sul senso di responsabilità : «Lo scopo principale dell’educazione è quello di consentire a chi impara di farsi carico della propria personale costruzione di significato. La costruzione del significato coinvolge i pensieri, i sentimenti e le azioni, e questi tre aspetti vanno integrati all’interno di un nuovo apprendimento significativo e, in particolare, di una nuova creazione di conoscenza…».

 Il tecnicismo e la freddezza delle programmazioni didattiche per obiettivi potrebbero essere superati integrando gli obiettivi cognitivi e disciplinari con :

A)      le emozioni dell’allievo o dello studente, attivanti le motivazioni all’apprendimento e alla formazione, la relazionalità interpersonale ed interoggettuale, l’affettività ed i sentimenti… ;

B)      il senso di autoefficacia, come percezione delle proprie risorse e possibilità, come si esprime la psicologa M. Ford nella sua teoria dei sistemi motivazionali.

 Sarà possibile costruire su queste basi i reali significati della diversità in educazione?