AAA AVVISI!!!

COMPITI LEGGERI DA FARE IN VACANZA, GIOCANDO
di Stefania Bigi

Quando si è bambini si può andare al mare e fare il bagno, e poi un altro bagno, e poi un altro bagno… tanto alla fine c’è un accappatoio tiepido e un abbraccio della mamma.Si possono costruire castelli di sabbia così anche il nonno può giocare un po’. D’estate si può andare a letto tardi e giocare a carte sul balcone e mangiare l’anguria tanto domani non si va a scuola.
(B. Masini, 101 buoni motivi per essere un bambino, Bompiani, 1998)

Quando le lezioni scolastiche terminano, gli alunni si trovano di fronte un lungo periodo di vacanza e pregustano le gioie di pigre giornate oziose; gli adulti, viceversa, sono spaventati all’idea che i bambini possano cancellare con un colpo di spugna tutte le conoscenze faticosamente conquistate nel corso dell’anno. I docenti consigliano libri con i compiti per le vacanze: qualcuno opta per testi colorati, giocosi, brevi e accattivanti, altri, invece, scelgono testi corposi e impegnativi, chiedendo ad alunni e genitori uno sforzo ingente. I genitori, di fronte all’ozio dei figli, si preoccupano e si attivano per riempire di attività (centri estivi, corsi, iniziative) quel “vuoto”, in modo che il tempo non sia sprecato.
È possibile conciliare riposo con apprendimento? È possibile utilizzare il gioco come strumento per imparare divertendosi o ripassare, senza faticare, concetti imparati in modo più formale a scuola? Io penso di sì.
Sul dizionario Zingarelli si legge che la vacanza è un periodo d’interruzione della propria attività lavorativa per dedicarsi al riposo e che le ferie sono un diritto del lavoratore. Se ci pensiamo bene, la scuola è il lavoro dei bambini: è un impegno costante, faticoso, che richiede serietà e applicazione; agli alunni viene chiesto conto di ciò che producono (apprendimento) ed essi vengono valutati in base al loro rendimento. Allora anche gli alunni hanno diritto alle ferie, intese come periodo di riposo durante il quale occuparsi di attività diverse dal lavoro, come gioco, ozio, divertimento.
È scientificamente provato che la mente, per funzionare bene, ha necessità di momenti di riposo, come il sonno quotidiano, la siesta dopo il pranzo, la sosta del weekend e le ferie. La sospensione estiva, perciò, è un’occasione eccellente per “ricaricare” il cervello di energia da spendere al rientro a scuola.
Certo questo diritto deve coniugarsi con l’esigenza di non dimenticare quanto appreso durante l’anno scolastico, perciò le vacanze non possono trasformarsi in un lungo periodo di inattività cerebrale, e, con un po’ d’astuzia, possono diventare un momento di piacevole esercizio mentale, in cui imparare e ripassare divertendosi.
Immaginiamo un bambino in riva al mare, sulla spiaggia, intento a costruire un castello di sabbia. Questa attività può essere un banalissimo modo per trascorrere il tempo, oppure trasformarsi in un’attività didattica senza che il bambino la percepisca come tale. L’importante è che l’adulto si trasformi in “regista” del gioco e stimoli il bambino a verbalizzare i propri processi mentali, a commentare e giustificare le proprie scelte, a pianificare le proprie azioni prima di metterle in atto.

Ad esempio,

  • per scegliere la posizione dove costruire, il bambino deve fare delle previsioni sulla posizione del sole (perché la sabbia non asciughi subito) e della marea (perché l’acqua non travolga il lavoro) e tener conto dei luoghi di maggior passaggio sul bagnasciuga (in modo che il suo edificio non venga calpestato);questo è un processo che mette in campo le abilità logiche;
  • per stendere il progetto si può ripassare la geometria: quale forma dare al castello? Triangolare e di che tipo?Rettangolare o di un rettangolo con i lati uguali, cioè un quadrato? In questo modo si ripassano i concetti di lato, angolo, vertice, perimetro…;
  • prima di passare all’azione, bisogna fare un piano di lavoro e studiare i tempi, le risorse umane (quante persone collaboreranno alla costruzione? Quali competenze entreranno in gioco?), gli attrezzi necessari… Questa pianificazione, fatta ad alta voce, abitua il bambino a progettare le proprie azioni.

È lo stesso processo messo in atto per risolvere un problema di matematica (raccolta dei dati, individuazione della procedura, calcolo, risposta), o per stendere un testo (raccolta delle idee, riordino, stesura di una scaletta, elaborazione del testo); durante la costruzione si può far parlare il bambino, così lo si abitua a giustificare le proprie scelte e a ragionare ad alta voce. Ragionare ad alta voce è importantissimo, perché permette di trasformare il pensiero, che è confuso, immediato, chiaro solo a chi pensa, in parola, che è lineare, consecutiva, e deve essere chiara a chi ascolta;una volta terminata la costruzione, si possono inventare delle storie ambientate nel castello con personaggi ben delineati e vicende in successione logica e coerente (inizio, svolgimento, conclusione).
La spiaggia può anche essere il luogo dove reperire oggetti inusuali per decorare cornici, scatole, paralumi.
Questa attività, perfetta per riempire un grigio pomeriggio di pioggia, può trasformarsi in un’occasione di apprendimento:

  • il bambino impara a discriminare oggetti in base alle loro caratteristiche (es. conchiglie bivalvi, a cono, striate, scure, iridescenti…);
  • impara a classificare per tipo, a confrontare quantità (di più, di meno, il doppio, la metà…), a contare;prima di procedere all’azione pianifica la decorazione e, quindi, sviluppa il senso artistico;
  • sperimenta diverse possibilità e si abitua a compiere delle scelte in relazione al risultato;manipola e sviluppa la motricità fine e la coordinazione oculo – manuale;
  • confronta il risultato ottenuto con le proprie previsioni, sviluppando il senso di realtà.

Anche fare bagni in mare o al lago può diventare occasione di ripasso di concetti di matematica e fisica, se il bambino viene stimolato a contare i tuffi, a usare concetti come doppio, triplo…, a sperimentare nuove posizioni e diversi stili di nuoto, confrontando il risultato (velocità di spostamento, resistenza, lunghezza del percorso…). Un pomeriggio ad un parco acquatico può trasformarsi in un momento per prevedere la velocità di discesa in relazione al tipo di scivolo (lunghezza, presenza di curve…), per contare i gradini della scaletta, salirli secondo le tabelline (es. a due a due, a tre a tre…).
Il mare non è l’unico luogo per giochi “didattici”. Una passeggiata nel bosco, in montagna, è un ottimo pretesto per guidare il bambino a:

  • osservare, confrontare, classificare elementi della natura (foglie, funghi, piccoli frutti, piante selvatiche);
  • raccogliere materiali da riutilizzare con creatività;
  • documentarsi su internet o enciclopedie (conoscendo anche “l’altra biblioteca”, quella per ricerche) su alberi e foglie, habitat e comportamento di animali (scienze);
  • visitare luoghi di interesse storico (ad esempio sedi di battaglie famose), documentandosi prima della partenza, leggendo i cartelli esplicativi o lasciandosi guidare da un esperto, facendo ipotesi e collegamenti tra eventi (prima/dopo; se/allora), narrando e facendosi rinarrare l’esperienza.

Anche per chi resta in città le occasioni di imparare divertendosi non mancano. I bambini possono:

  • essere coinvolti in giochi enigmistici (parole crociate, indovinelli, giochi di parole, sodoku);
  • utilizzare la TV come spunto per narrare (es. vedere l’inizio di un cartone animato e inventare la conclusione, confrontandola poi con quella vera, o viceversa immaginare che cosa può essere successo prima);
  • ascoltare musica, partecipare a concerti in piazza e fermarsi ad ascoltare giovani musicisti lungo la strada;
  • visitare gallerie d’arte, specie moderna, e poi cimentarsi in prima persona una volta tornati a casa;
  • partecipare alla spesa insieme a mamma e papà.

Con più calma, si può guidare il bambino a risolvere problemi concreti di rapporto tra costo unitario e costo totale, spesa e resto, calcolo rapido, approssimazione….
Ovunque ci si trovi, rimane valido l’invito a LEGGERE, LEGGERE, LEGGERE, solo per il piacere di leggere, senza noiose schede di lettura, riassunti e commenti da completare.
Infine, lasciamo ai bambini il tempo per “oziare”, per non fare nulla. È stato recentemente dimostrato che, quando si è impegnati in un’attività precisa, si attivano solo alcune zone del cervello e altre restano in stand-by. Quando, invece, si riposa, queste parti si attivano e iniziano a “dialogare” tra loro, costruendo nuove sinapsi: è nei momenti di pausa che si risvegliano ricordi sopiti, si hanno intuizioni geniali, si fanno collegamenti tra conoscenze che apparivano lontane tra loro, si ricostruiscono nessi, si hanno nuove idee creative. Perciò, benvenute vacanze!

Esiste una speciale utilità: l’utilità che abbellisce i pensieri […] come andare a teatro o guardare le foto di Cartier – Bresson, o raccogliere conchiglie o i vetri delle gazzose. Come i graffiti dei montoni nelle caverne: ai quali noi abbiamo pensato di affibbiare una spiegazione ritual - propiziatoria, ma che forse erano lì semplicemente per bellezza. Perché non siamo più capaci di accettare questo tipo di utilità: inutile.
(P. Mastrocola, Palline di pane, Ugo Guanda Editore, Parma, 2001)

Bibliografia:
B. Masini, 101 buoni motivi per essere un bambino, Bompiani, Milano, 1998
lo Zingarelli 2000, Zanichelli Editore, Bologna, 2000
P. Boscolo, Psicologia dell’apprendimento scolastico, Utet, Torino, 1986
D. Fox, An interior game, in New Scientist, 2009
P. Mastrocola, Palline di pane, Ugo Guanda Editore, Parma, 2001

2 luglio 2009