AAA AVVISI!!!

MAESTRA FANTI di Umberto Tenuta

Lettera alla Maestra Fanti

 

Gent.ma Maestra Fanti,

Le scrivo, perché leggo sempre con interesse i Suoi articoli, vivaci, appassionati, pertinenti, convincenti.
Le scrivo, perché mi piacerebbe che la realtà dentro le aule fosse veramente quella che Lei descrive, anche se con qualche maggiore attenzione ad un quadro sistematico, e se pure soft, degli obiettivi formativi che attengono alla formazione di tutte le dimensioni della personalità e che non possono non essere sempre presenti, anche quando si è, come Lei, estremamente attenti agli atteggiamenti dei nostri alunni (mi sembra di essere uno dei pochi che sta insistendo tanto sugli atteggiamenti! )
Le scrivo con la segreta speranza di vedere pubblicata sulla RIVISTA DIGITALE DEL LA DIDATTICA (www.rivistadidattica.com ) o su qualsiasi altra rivista itinerari didattici che si configurino, non come lezioni ma come percorsi di apprendimento che vedano gli alunni protagonisti della ricerca/riscoperta/reinvenzione/ricostruzione (problem solving) , secondo la metodologia del cooperative learning.
Nessuno sa, tranne i docenti che, come Lei, vivono dentro la scuola, che cosa avviene dentro le aule, quando le porte si chiudono.
Io avevo curato una rubrica (Metodologia e didattica) ed oggi curo una rivista interessata soprattutto a quello che avviene dentro le aule.
Non che non ritenga interessanti tutti i discorsi che si fanno sulla scuola, ma perché sono troppo preso da quello che stamattina dentro le aule faranno Maria, Angela, Stefania, Marco ecc., per realizzare il loro successo formativo (<<pieno sviluppo della persona umana>>) che passa attraverso l'acquisizione di conoscenze essenziali, ma passa soprattutto attraverso l'acquisizione di capacità e di atteggiamenti.
E le riforme mi interessano. Sono nato alla scuola quando si cominciava a parlare di riforme della scuola e sono vissuto nella scuola attraverso le riforme della scuola, che ho visto approvate in Parlamento, ma con scarsa ricaduta sulla trasformazione del modo di vivere nella scuola da parte dei docenti e soprattutto da parte degli alunni.
Le statistiche e le indagini parlano!
Che fare, dunque, Maestra Fanti!
Maestra con la M Maiuscola, perché mi piace il Suo vezzo, che io ritengo legittimo orgoglio, di deferirsi maestra, anziché professoressa o pedagogista o che altro!
Che fare?
Scrissi due anni fa che i nostri alunni, i nostri figli, i nostri bambini non possono attendere!
Allora io non mi voglio occupare tanto di riforme, alle quali ho imparato a mie spese a credere poco, dopo tutte quelle che ho vissuto in 48 anni passati dentro le scuole, voglio dire dentro le aule (anche da dirigente scolastico e anche da ispettore tecnico).
Mi voglio occupare ancora e fino a quando avrò la forza di lavorare per la scuola (mi auguro a lungo!), di percorsi di apprendimento, delle strategie e tecnologie educative attraverso le quali gli alunni, i singoli alunni, possano acquisire conoscenze essenziali e maturare capacità e forse soprattutto atteggiamenti motori, sociali, emotivi ed affettivi, linguistici, storici, geografici, scientifici ecc.
Perciò, non mi interessano le lezioni frontali, espositive, dialogiche, dimostrative, sperimentali, ma sempre lezioni.
Mi interessano invece, montessoraneamente, i contesti di apprendimento, nei quali i docenti offrono agli alunni i materiali didattici concreti, comuni e strutturati, i materiali didattici virtuali, e non gli ipermedia e gli ipertesti, perché possano scoprire, costruire, inventare i concetti lavorando in gruppo, con la guida intelligente, discreta, amorevole del docente (pardon, della maestra.
Mi interessa che la scuola si trasformi effettivamente in ambiente di apprendimento educativo e non solo in vivaio di relazioni umane.
Se questo discorso facessimo tutti insieme, anche con la partecipazione dei genitori, tanti problemi sarebbero più agevolmente superati.
Nel DPR 416/1974 si parla della scuola come di una comunità scolastica, nella legge 517/1977 si parla della individualizzazione dell'insegnamento, nei Programmi didattici del 1985 si parla della scuola come centro di ricerca e della interazione formativa scuola-famiglia, negli Orientamenti educativi del 1991 si parla di partecipazione dei genitori alla programmazione, nel DPR 24 febbraio 1974 si parla di Piani educativi personalizzati per gli alunni in situazione di handicap, ma per non creare discriminazioni occorre predisporli per tutti gli alunni.
Nel Regolamento dell'autonomia scolastica si parla di successo formativo da assicurare a tutti gli alunni nel rispetto delle loro identità e si parla di flessibilità, intesa, non come adeguamento alle esigenze del territorio, ma alle esigenze dei singoli alunni, come anche Lei va conclamando.
Ma di tutto questo chi parla dentro le scuole?
Vogliamo fare un patto, io e Lei?
Occupiamoci del pieno sviluppo, dell’autorealizzazione, del successo formativo dei singoli alunni, chiamando i genitori a lavorare assieme a noi.
Avremo dalla nostra parte i genitori, le famiglie, i cittadini, e sicuramente anche i Ministri di turno, i Consiglieri di turno, i Pedagogisti à la page.

Non le sembra una buona idea?

Se c'è qualcuno che vuole attuarla, la RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA è aperta: invii i propri itinerari didattici, frutto di lungo studio, di appassionate ricerche, di grande rispetto per le esigenze formative, per gli stili ed i ritmi di apprendimento dei singoli alunni.

Con la mia grande stima
Umberto Tenuta