ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI

DIDATTICA SPECIALE O PERSONALIZZAZIONE EDUCATIVA?
di Umberto Tenuta

DIDATTICA (didaktikós): tecnica, arte, scienza, strategia dell’insegnare

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SPECIALE

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EXCURSUS STORICO

Partendo dalla società del periodo classico greco-romano, in cui agli "anormali" erano riservati il monte Taigeto o la Rupe Tarpea, e passando per il Medioevo, quando, grazie all’intervento del Cristianesimo, sorsero le prime case di internamento, si arriva all’Illuminismo, periodo caratterizzato dalla venerazione delle scienze, e durante il quale si inizia a vedere nei disabili non più tanto la componente "inumana", quanto la loro dignità di uomini, postulata in ogni individuo. Questo è anche il secolo di Rousseau, l’autore di una vera e propria svolta nel mondo dell’educazione, che pone l’educando al centro dell’attenzione.

La strada verso l’integrazione viene ulteriormente percorsa, nel XIX secolo, da vari autori, fra cui Itard, Pestalozzi e Fröbel, Guggenbuehl, Seguin, Montessori, Decroly, Don G.B. Cottolengo, Don G. Bosco e Don G. Calabria.

Le prime scuole speciali nascono a Roma nel 1907 (1), successivamente affidate allo Stato con la legge 577 del 5 febbraio 1928. La riforma Gentile del 1923, inoltre, rende obbligatoria l’istruzione anche per non vedenti e sordomuti, da impartire in classi speciali (2).

Da anormali o termini simili, gli alunni che oggi chiamiamo alunni diversamente abili, diventano

Nel frattempo, dalle scuole speciali erano passati alle scuole comuni attraverso il processo che ha assunto la denominazione di integrazione che ha le sue basi prima nella Legge 118/1971 e poi nel cosiddetto DOCUMENTO FALCUCCI del 1975 (3).

ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI

Se il concetto di anormale presupponeva che gli uomini si dividessero nelle duecategorie di normali ed anormali

PLATONE, LA NOBILE MENZOGNA SULLA NATURALE DIVERSITA' TRA GLI UOMINI - Nel terzo libro della "Repubblica", il racconto fenicio, anzi, "un qualcosa di fenicio", è un mito di fondazione, che si differenzia dai miti narrati dai poeti perché è artificiale e dichiaratamente falso, tanto che Socrate lo espone con esitazione e vergogna. La sua funzione è la legittimazione della gerarchia politica, prima per i governati e, dopo una generazione, anche per i governanti. Come i vasi, così gli uomini possono essere d'oro, d'argento o di bronzo e, a seconda del metallo di cui son fatti, devono occupare un ben preciso gradino della scala sociale (se sono d'oro, saranno governanti; se d'argento, saranno guardie; se di bronzo, lavoratori). Franco Trabattoni (Platone, Carocci, Roma, 1998, p. 188) sostiene che il contenuto del mito è anti-aristocratico: l'aristocrazia non è quella della nascita o della ricchezza, ma quella fornita da attitudini che ci sono date, e che possono essere in contrasto con la classe sociale che ci ha generato. «Con quale mezzo potremmo allora far credere una genuina menzogna, di quelle che s'inventano al momento opportuno e di cui parlavamo prima, soprattutto ai governanti stessi, o altrimenti al resto della città?» «Quale menzogna?», chiese. «Nulla di nuovo», risposi, «solo una storia fenicia, già accaduta in passato in molti luoghi, come ci dicono in modo convincente i poeti; ma non so se sia accaduta o possa mai accadere ai giorni nostri, e del resto richiede una buona dose di persuasione per essere convincente». «Sembra che tu esiti a raccontarla», osservò. «Quando l'avrò raccontata», replicai, «la mia esitazione ti sembrerà ragionevole». «Parla pure», disse, «non avere paura». «Allora parlerò, per quanto non sappia con che coraggio e con quali parole; e cercherò di persuadere innanzitutto i governanti stessi e i soldati, poi anche il resto della città, che essi avevano l'impressione di ricevere tutta l'educazione fisica e spirituale impartita da noi come in un sogno che accadesse attorno a loro, ma in realtà in quel momento erano plasmati ed educati nel seno della terra, essi, le loro armi e il resto del loro equipaggiamento già bell'è fabbricato; e quando furono interamente formati la terra, che era la loro madre, li portò alla luce. Per questo ora devono provvedere alla terra in cui vivono e difenderla come loro madre e nutrice, se qualcuno muove contro di essa, e considerare gli altri cittadini come fratelli nati anch'essi dalla terra». «Non a torto», esclamò, «prima ti vergognavi a proferire questa menzogna!». «E ne avevo ben donde!», risposi. «Tuttavia ascolta anche il resto del mito. Voi cittadini siete tutti fratelli, diremo loro continuando il racconto, ma la divinità, plasmandovi, al momento della nascita ha infuso dell'oro in quanti di voi sono atti a governare, e perciò essi hanno il pregio più alto; negli ausiliari ha infuso dell'argento, nei contadini e negli altri artigiani del ferro e del bronzo. Dal momento che siete tutti d'una stessa stirpe, di solito potete generare figli simili a voi, ma in certi casi dall'oro può nascere una prole d'argento e dall'argento una discendenza d'oro, e così via da un metallo all'altro. Ai governanti quindi la divinità impone, come primo e più importante precetto, di non custodire e non sorvegliare nessuno così attentamente come i propri figli, per scoprire quale metallo sia stato mescolato alle loro anime; e se il loro rampollo nasce misto di bronzo o di ferro, dovranno respingerlo senza alcuna pietà tra gli artigiani o i contadini, assegnandogli il rango che compete alla sua natura. Se invece da costoro nascerà un figlio con una vena d'oro o d'argento, dovranno ricompensarlo sollevandolo al rango di guardiano o di aiutante, perché secondo un oracolo la città andrà in rovina quando la custodirà un guardiano di ferro o di bronzo. Conosci dunque un qualche sistema per convincerli di questo mito?» «Per convincere loro», disse, «assolutamente no; semmai per convincere i loro figli e discendenti e la posterità in generale». «Ma anche questo», dissi, «potrebbe essere un buon sistema per indurli a curarsi maggiormente della città e dei rapporti reciproci; capisco grosso modo il tuo pensiero. L'esito di questo progetto dipenderà da come lo diffonderà la fama; per quanto sta in noi, armiamo questi figli della terra e conduciamoli innanzi, sotto la guida dei governanti». (Platone, Repubblica, III, 414 D) (DA: http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaP/pplatone85ujmkls.htm)

Prima con la Legge 118/1971 e poi con la Legge 5 febbraio 1992, n. 104 - Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate si è affermato il principio dell’integrazione scolastica degli alunni diversamente abili:

Art. 1 - Finalità

1. La Repubblica:
a) garantisce il pieno rispetto della dignità umana e i diritti di libertà e di autonomia della persona handicappata e ne promuove la piena integrazione nella famiglia, nella scuola, nel lavoro e nella società
b) previene e rimuove le condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana, il raggiungimento della massima autonomia possibile e la partecipazione della persona handicappata alla vita della collettività, nonché la realizzazione dei diritti civili, politici e patrimoniali;
c) persegue il recupero funzionale e sociale della persona affetta da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali e assicura i servizi e le prestazioni per la prevenzione, la cura e la riabilitazione delle minorazioni, nonché la tutela giuridica ed economica della persona handicappata;
d) predispone interventi volti a superare stati di emarginazione e di esclusione sociale della persona handicappata.

Art. 2 - Principi generali

1. La presente legge detta i principi dell'ordinamento in materia di diritti, integrazione sociale ed assistenza della persona handicappata. Essa costituisce inoltre riforma economico-sociale della repubblica, ai sensi dell'art. 4 dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, approvato con legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 5.

Art. 3 - Soggetti aventi diritto

1. è persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione.
2. La persona handicappata ha diritto alle prestazioni stabilite in suo favore in relazione alla natura e alla consistenza della minorazione, alla capacità complessiva individuale residua e alla efficacia delle terapie riabilitative.
3. Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.
4. La presente legge si applica anche agli stranieri e agli apolidi, residenti, domiciliati o aventi stabile dimora nel territorio nazionale. Le relative prestazioni sono corrisposte nei limiti ed alle condizioni previste dalla vigente legislazione o da accordi internazionali.

UGUAGLIANZA E DIVERSITA'

Alla luce dell’attuale ricerca scientifica e dell’attuale normativa costituzionale possiamo affermare che tutti i cittadini sono uguali e diversi allo stesso tempo. In tal senso, il Regolamento dell’autonomia scolastica afferma: << Le istituzioni scolastiche… riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo>> (Art. 4, D.P.R. 275/ 1999).

Così come abbiamo rifiutato i concetti di normali/anormali, rifiutiamo allo stesso modo il concetto di alunni diversamente abili, non perché non esistano alunni diversamente abili, ma perché tutti gli alunni sono diversamente abili.

Il Globalismo deve fare i conti con il Localismo e lo fa nel concetto di Glocalismo.

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(1) Maria Montessori, andando contro <<le aspettative familiari, si iscrive alla Facoltà di Medicina dell'Università di Roma scelta che la porterà ad diventare, nel 1896, la prima donna medico dopo l'unità d'Italia. Ottiene la nomina di assistente presso la clinica psichiatrica dell'università, dedicandosi al recupero dei bambini con problemi psichici, da lei definiti anormali. Il lavoro in clinica la porta ad entrare materialmente in contatto con gli ambienti scientifici di Inghilterra e Francia. Nasce così il suo interesse per la letteratura scientifica francese del primo Ottocento a proposito dei casi di fanciulli selvaggi, allevati da animali, ritrovati in zone isolate nel corso del Settecento e per gli esperimenti rieducativi tentati da Jean Marc Itard (1765-1835). Attira inoltre la sua attenzione il lavoro svolto da Itard e il suo collaboratore, Edouard Seguin (1812-1880), riguardo alla possibilità di inserimento nella comunità dei bambini anormali, attraverso un percorso di educazione adeguato. Proprio la partecipazione a numerosi convegni pedagogici, in varie città europee, le permettere di entrare in contatto con la scuola di Itard e Seguin e di apprendere i loro metodi sperimentali di rieducazione dei minorati mentali, applicato dai due medici francesi…. Nel 1898 presenta a Torino, al congresso pedagogico, i risultati delle sue prime ricerche e dopo breve tempo, diventa direttrice della scuola magistrale ortofrenica di Roma. Con lo spostamento dei suoi interessi sul lato dell'educazione, decide di rinnovare le sue basi culturali laureandosi in Filosofia. Nel 1907, a San Lorenzo, apre la prima Casa dei Bambini, in cui applica una nuova concezione di scuola d'infanzia: Il metodo della pedagogia scientifica, volume scritto e pubblicato a Città di Castello (Perugia) durante il primo Corso di specializzazione (1909), viene tradotto e accolto in tutto il mondo con grande entusiasmo>> (http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Montessori).
(2) http://cepad.unicatt.it/formazione/antonietti/SARA/gadola.htm)
(3) Vedilo nella rubrica DOCUMENTI E NORME della RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com

12 luglio 2007

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