ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI

ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI di Umberto Tenuta

Sono diversamente abili tutti gli alunni: non solo gli alunni in situazione di handicap o di svantaggio socioculturale

 

Non si riesce proprio a comprendere perché i presunti o sedicenti esperti di problemi educativi dimostrino di non possedere il benché minimo buon senso e la più comune sensibilità nei confronti degli alunni in situazione di handicap, inventando l'espressione alunni diversamente abili, nell’intento, certamente convinto ma certamente  non convincente, che così dimostrano la loro grande benevolenza nei confronti degli alunni in situazione di handicap. 

Come è possibile pensare che alunni  diversamente abili siano solo gli alunni in situazione di handicap  non si riesce proprio a capire, essendo ormai stata acquisita definitivamente la consapevolezza che tutti gli alunni sono diversi l'uno dall'altro e che la diversità non riguarda solo il colore dei capelli ma anche le abilità di cui lo stesso individuo è portatore.

Che forse sulla faccia della terra vi sono solo due individui che possiedono le stesse abilità, anche in un solo campo delle attività umane? Vi sono due musicisti, due poeti, due pittori, due medici, due ingegneri, due dirigenti di azienda, , due tecnici, due operai, due dirigenti scolastici, due docenti che possiedano le stesse abilità? 

Suvvia sono cose di cui siamo tutti consapevoli! 

Diversi sono i sei miliardi di esseri umani che popolano lo faccia della terra, tutti diversamente abili: originali, irripetibili, unici.

Peraltro, per la scuola lo sancisce il Regolamento dell'autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999 nel momento in cui testualmente afferma che le istituzioni scolastiche <<riconoscono e valorizzano le diversità… (e) possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune>> (Art. 4), non solo e non tanto perché sono diversi i contesti socio-culturali ma perché unici sono i singoli alunni, tutti diversamente abili.

A allora la si smetta una buona volta di discriminare gli alunni in situazione di handicap chiamandoli alunni diversamente abili e si riconosca che diversamente abili sono tutti gli alunni, realizzando peraltro un sistema educativo che sia a misura dei singoli alunni[1], un sistema educativo personalizzato[2]. Oltre  il Regolamento dell'autonomia scolastica, lo prevede la riforma Moratti con la personalizzazione educativa (Piani di studio personalizzati)[3].  Personalizzazione educativa e didattica  per tutti gli alunni, e non solo per gli alunni cosiddetti diversamente abili, cioè per gli alunni in situazione di handicap o per gli alunni in situazione di svantaggio socioculturale.

Solo se si personalizza l’organizzazione e l’azione educativa e didattica per tutti gli alunni, non si operano discriminazioni a danno degli alunni in situazione di handicap, degli alunni in situazione di svantaggio socioculturale, degli alunni particolarmente dotati e di tutti i singoli alunni, comunque sempre l’uno diverso dall’altro.

La si smetta una buona volta di inventarsi espressioni nuove (alunni anormali, alunni portatori di handicap, alunni in situazione di handicap, alunni diversamente abili), si prenda atto che tutti gli alunni  sono diversi l’uno dall’altro e che pertanto l’espressione meno appropriata per indicare gli alunni in situazione di handicap è quella di alunni diversamente abili.

Che poi nella riforma Moratti la personalizzazione educativa e didattica si riduca solo alle unità di apprendimento e scompaiano i piani di studio personalizzati[4] è senz'altro una contraddizione del sistema educativo che non riesce mai a seguire le regole del buon senso, quelle che il Gabelli invocava nel 1882[5]  e che evidentemente incontrano notevoli difficoltà a farsi strada proprio nella scuola, che dovrebbe essere la sede dell'educazione dei poteri critici.

Ma se la personalizzazione educativa e didattica non può essere realizzata solo con le Unità di apprendimento e necessita invece anche dei Piani educativi personalizzzati, si riveda la normativa e si ripristini l’attività progettuale settimanale dei docenti.

 


[1] CLAPARèDE E., La scuola su misura, La Nuova Italia, Firenze, 1972.

[2] In merito cfr.: FLORES D'ARCAIS G., Le "ragioni" di una teoria personalistica della educazione, La Scuola, Brescia; FLORES D'ARCAIS G., Pedagogie personalistiche e/o pedagogie della persona, La Scuola, Brescia, 1994; GARCíA HOZ V., L’educazione personalizzata. Individualizzazione e socializzazione nell’insegnamento, Le Monnier, Firenze, 1982; RUSKIN R.S. (a cura di), Il sistema di istruzione personalizzata, Giunti e Lisciani, Teramo, 1982; DAZZI D., La personalizzazione dell’insegnamento, DE AGOSTINI, 1999.

[3] In merito cfr. RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com

[4] TENUTA U., Piani di studio personalizzati e unità di apprendimento: un equivoco?, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com.

[5] GABELLI A., Il metodo di insegnamento nelle scuole elementari d'Italia, La Nuova Italia, Firenze, 1973.

 

29 giugno 2004