ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI

DIAGNOSI F UNZIONALE di C.Cutolo Fortunata

Il DPR del 24 febbraio 1994 all’art. 3 così recita: «per Diagnosi Funzionale si intende la descrizione analitica della compromissione funzionale dello stato psicofisico dell’alunno in situazione di handicap….».

“La Diagnosi Funzionale è la prima componente del Piano Educativo Individualizzato: essa si pone come obiettivo fondamentale la conoscenza più estesa e approfondita possibile dell’alunno in difficoltà”. Come sostiene Ianes, questa conoscenza deve essere «funzionale», perché deve essere utile alla realizzazione concreta e quotidiana di attività didattiche ed educative appropriate, significative e efficaci.

Proprio per questo, la diagnosi funzionale deve essere un lavoro interdisciplinare, “redatta, dopo l’incontro con il bambino disabile, dagli specialisti delle ASL (Aziende Sanitarie Locali) che compongono l’unità multidisciplinare formata dal medico specialista nella patologia segnalata, dal neuropsichiatria infantile, dal terapista della riabilitazione e dagli operatori sociali in servizio presso l’ASL”. Chiappetta Cajola evidenzia che, nella Diagnosi Funzionale non vengono messe in evidenza soltanto le carenze, ma anche e soprattutto le risorse del soggetto e il suo “potenziale” utilizzabile, al fine di consentire agli operatori scolastici di acquisire la necessaria conoscenza dell’alunno e quindi di poter partecipare all’elaborazione del Profilo Dinamico funzionale e progettare interventi formativi efficaci per il suo sviluppo complessivo.

Dunque il ruolo della scuola deve essere centrale: “gli insegnanti possono utilizzare una vasta gamma di strumenti di raccolta di dati e di conoscenze per la comprensione profonda e utile dell’alunno in difficoltà, attivando direttamente una regia e un coordinamento nel gruppo di lavoro a livello di scuola che integri i vari contributi che provengono dall’ambito sanitario, familiare e sociale”.

Essa si compone di due momenti: l’anamnesi fisiologica e patologica prossima e remota del soggetto, e la diagnosi clinico-funzionale che serve ad evidenziare la compromissione dello stato psico-fisico e le potenzialità del soggetto. La diagnosi funzionale essendo finalizzata al recupero del soggetto portatore di handicap, deve tener conto delle potenzialità registrabili secondo i seguenti aspetti:

 Per questa costruzione operativa si ha bisogno del Profilo Dinamico Funzionale, un contenitore organizzato di dati di conoscenza che ha il compito di trasformare questi dati in un  progetto di attività didattiche e linee educative  da utilizzare nelle attività quotidiane.

BIBLIOGRAFIA

 

Dario Ianes, Didattica speciale per l’integrazione, Erickson, Trento, 2001, p. 62.

Lucia Chiappetta cajola, Handicap e valutazione. La funzione di controllo e di regolazione nel processo formativo degli allievi disabili, Anicia, Roma, 1998, p. 61.

Dario Ianes, 2001, op. cit., p. 62.

Carmine Vitale, I percorsi dell’educazione speciale. Teoria e prassi nella Scuola dell’Autonomia, EdiSud Salerno, Salerno, 2001, p. 46.

15 aprile 2010

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