ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI

SINDROME DI DOWN ED IMPLICAZIONI COGNITIVE DEL RITARDO MENTALE
di C. Cutolo Fortunata 

La Sindrome di Down è la causa cromosomica di Ritardo Mentale più diffusa. «Ma cosa significa esattamente Ritardo Mentale?», si chiedono i genitori, i quali vorrebbero capire tutto quello che il loro figlio sarà o non sarà in grado di fare. I genitori vogliono capire esattamente la qualità della vita che potrà avere il loro figlio.

“Con l’espressione clinica Ritardo Mentale ci si riferisce di solito a più realtà complesse che se da una parte hanno in comune la presenza di capacità intellettive inferiori alla norma, dall’altra si diversificano per la gravità del deficit cognitivo, delle abilità di comportamento, della patologia da cui dipende.”(1) La definizione di Ritardo Mentale, cui i clinici ed i ricercatori fanno riferimento, è quella riportata nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM IV versione 1996); questo tipo di disturbo è collocato tra le patologie della personalità, tecnicamente identificate come Asse II, e nel DSM- IV sono stati fissati anche i criteri di rilevazione e di diagnosi che consentono di identificare il Ritardo Mentale. Secondo il DSM-IV per Ritardo Mentale (RM) è da intendersi una complessa condizione intellettiva nella quale si rilevano deficit ascrivibili al funzionamento cognitivo diverso rispetto alla norma e alle componenti personologiche e temperamentali del soggetto.(2)

La crescita di un bambino con Sindrome di Down, infatti, è costituita da un processo di sviluppo rallentato nel corso del quale si manifesta gradualmente il RM. Da un iniziale rallentamento delle tappe di maturazione cognitiva e di acquisizione delle autonomie personali e relazionali, lo sviluppo del bambino Down va verso un progressivo e tonico ritardo quantitativo e qualitativo.

Nel DSM-IV vengono identificati 4 livellidi compromissione del RM: lieve, medio, grave e gravissimo.

Secondo quanto elaborato dal DSM-IV (1996), il RM viene considerato come una condizione clinica in cui la funzione intellettiva risulta essere significativamente al di sotto della media, con limitazioni in almeno due delle seguenti aree: comunicazione, cura della persona, vita in famiglia, capacità sociali\interpersonali, uso delle risorse della comunità, autodeterminazione, capacità di funzionamento scolastico, lavoro, tempo libero, salute e ricchezza.

Inoltre un ulteriore parametro di riferimento è l’età di insorgenza, per cui il ritardo mentale, per essere tale, deve comparire prima del diciottesimo anno di vita.(4) 

Il funzionamento intellettivo del bambino Down è caratterizzato dalla presenza del RM per cui si rilevano deficit di ragionamento, di linguaggio, di comunicazione, di memoria, di attenzione, di competenza sociale”.(5)

Come osserva Di Giacomo D., l’ambito nel quale sono più evidenti le difficoltà del soggetto con RM è l’acquisizione delle capacità di interazione sociale. I comportamenti dei bambini generalmente sono controllati, o comunque, costantemente supervisionati, dagli adulti o dagli altri bambini più grandi del gruppo; in particolare l’intensità delle supervisioni e dei supporti sono strettamente correlati al grado di sviluppo e di autonomia del bambino con abilità neurologiche e intellettive deficiatarie.

Attraverso la ricerca sullo sviluppo del pensiero logico in bambini e ragazzi con Sindrome di Down, condotta da Vianello R. e al., emerge che per molte persone con Sindrome di Down lo sviluppo cognitivo procede con un certo ritmo, fino all’acquisizione di prestazioni di pensiero logico equivalenti all’età mentale di 4-5 anni, raggiunto dalla maggioranza dei bambini con Sindrome di Down fra i 7 e gli 11 anni, ma poi rallenta in modo notevole pur non arrestandosi. Ad esempio, la differenza fra le medie dei bambini di 7-8 anni e quelle dei ragazzi di 15-16, in termini di età mentale è di 9 mesi, ovvero, ciò che i bambini normodotati acquisiscono in media in 9 mesi, richiede nei minori con sindrome di Down, in media, 9 anni.(6) Il bambino down è in grado di esprimersi attraverso costrutti verbali molto semplici e rapidi, mentre appare comprendere frasi e discorsi che, sono più articolate rispetto alle capacità produttive.

Il bambino down si trova alle prese con problemi difficili anche dal punto di vista della personalità, nel senso che emozioni, istinti e sentimenti non sono ben integrati e controllati. Fattori fondamentali sono quelli dell’ambiente. Se l’ambiente non si è dimostrato disponibile a lasciarsi capire e non ha determinato quelle gratificazioni connesse con la conoscenza, la conseguenza è tutta una gamma di frustrazioni cioè di incomprensioni, di errori di valutazione, di insuccessi, ed inoltre tutti i disturbi relazionali sono disturbi che partono da un soggetto, interessano l’ambiente, che a sua volta reagisce determinando conseguenze sul soggetto. Pertanto, il particolare assetto cognitivo, linguistico, motorio, del soggetto down condiziona le modalità con le quali egli interpreta il mondo esterno, agisce sulla realtà.

BIBLIOGRAFIA

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(1) Dina Di Giacomo, Domenico Passafiume, Ritardo mentale, Sindrome di Down e autonomia cognitivo comportamentale. Proposta di protocollo d’intervento educativo, Franco Angeli, Milano, 2004, p. 11.
(2) Ibidem p. 13.
(3) Lucia Chiappetta Cajola, Handicap e valutazione. La funzione di controllo e di regolazione nel processo formativo degli allievi disabili, Anicia, Roma, 1998, p. 20.
(4) Dina Di Giacomo, Domenico Passafiume, Ritardo mentale, Sindrome di Down e autonomia cognitivo comportamentale.Proposta di protocollo d’intervento educativo, Franco Angeli, Milano, 2004, p. 13.
(5) Ivi,p.24.
(6) Renzo Vianello, La Sindrome di Down. Sviluppo psicologico e integrazione dalla nascita all’età senile, Junior, Bergamo, 2006, p.145.

8 marzo 2010

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