ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI

PIANO EDUCATIVO INDIVIDUALIZZATO: PROGETTO ORIENTATIVO E FORMATIVO di Fortunata C.Cutolo  

Il Piano Educativo Individualizzato (PEI) viene elaborato dal Gruppo di Lavoro per l’Handicap (GLH), di cui fanno parte gli insegnanti curriculari, di sostegno, gli operatori sanitari, con la collaborazione dei familiari.

Nel PEI vengono individuati gli interventi didattico-educativi, riabilitativi e disocializzazione. In esso “… i sistemi didattici si diversificano sensibilmente, poiché è necessario tener conto delle caratteristiche diverse che una diagnosi funzionale deve suggerire”.(1)

Nell’art. 5 del DPR del 24 febbraio 1994, il PEI è indicato come il documento nel quale vengono descritti gli interventi integrati ed equilibrati tra loro, predisposti per l’alunno in situazione di handicap, in un determinato periodo di tempo, ai fini della realizzazione del diritto all’educazione e all’istruzione.

Come osserva Vitale C., il piano educativo è efficiente quando dà importanza al ruolo specifico dell’insegnante disostegno: nei suoi rapporti con gli altri insegnanti di classe e di scuola, a cui è affidato collettivamente l’alunno; nella sua funzione di “mediatore della comunicazione” tra tutti coloro che operano con l’alunno; nelle sue relazioni, concrete e dettagliate di supporto e di integrazione dell’alunno nel contesto di classe e di scuola, senza atteggiamenti di tutoraggio e di isolamento.

Il progetto si sviluppa su 4 assi diversi:

Come osservaDe Benedetti, se consideriamo l’apprendimento scolastico nell’ambito della scuola elementare, possiamo notare che, qui spesso il bambino disabile ha difficoltà a tenere il ritmo della classe: si pone dunque, la necessità di diversificare un programma che deve essere d’altra parte simile, integrato a quello della classe. Pertanto, nel piano di lavoro è importante rispettare i tempi di apprendimento del bambino, senza preoccuparsi troppo del livello della classe. È meglio spendere un anno di scuola (o di terapia) in più nel consolidamento di certi requisiti fondamentali, quali l’alfabetizzazione, la proprietà degli strumenti della lettura e della scrittura. Le difficoltà si fanno più evidenti nel secondo ciclo della Scuola Elementare per via delle richieste maggiori nelle materie, sempre più complesse ed astratte. Infatti solamente alcuni possono raggiungere il livello operatorio concreto, spesso rimanendo nel livello preoperatorio intermedio.

Per quanto riguarda l’adolescente con disabilità, quando si deve estendere un piano di lavoro, si deve considerare il fatto che, molto spesso, questi ragazzi sono spinti a non crescere, perché è più sopportabile che rimangano bambini a lungo, che frequentino la scuola per sempre, perché questo stare a scuola a tempo indeterminato, elimina il problema del da farsi dopo, quando non si sa che fare quando la scuola finisce. Per cui, c’è bisogno di un intervento sociale, oltre che psicologico e pedagogico, un piano di lavoro che non consolidi solo gli apprendimenti della lettura, scrittura e del calcolo, ma che consideri la prospettiva di una realizzazione di un futuro di autonomia. Pertanto, attraverso l’attività scolastica, il minore va aiutato, in relazione all’età e alle sue possibilità, a guardare dentro di sé, a verificare i propri interessi e le proprie capacità in via di definizione.

BIBLIOGRAFIA
1. TRISCIUZZI LEONARDO, Manuale di didattica per l’handicap, Laterza, Bari, 1993.
2. BENEDETTI LUCIANO DE, Insufficienza mentale,Strategie cognitive e interventi, Vol.II L’organizzazione delle risposte, Del Cerro, Pisa, 1994.

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(1) Trisciuzzi Leonardo, Manuale di didattica per l’handicap, Laterza, Bari, 1993, p. 247.
(2) De Benedetti Luciano,Insufficienza mentale,Strategie cognitive e interventi, Vol.II L’organizzazione delle risposte, Del Cerro, Pisa, 1994, p.135.

2 marzo 2010

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