ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI

HANDICAP E FAMIGLIA
di C.Cutolo Fortunata

La nascita di un figlio disabile comporta, come osserva Ferri R., “un processo di ridefinizione del nucleo familiare, al cui interno esiste un bambino con bisogni diversi e che ne avrà in tutte le fasi del suo sviluppo, dalla prima infanzia fino all’adolescenza e all’età adulta.”(1)

Una comunicazione precoce, spesso inadeguata, della notizia di un figlio diverso, comporta quella che viene definita come ferita narcisistica: i genitori confrontati con un figlio diverso da quello immaginato durante il periodo della gravidanza sono colpiti profondamente nel loro senso di identità, vedendo crollare tutte le aspettative e i progetti di vita a medio e lungo termine.

Ma quali sono le ansie, le paure, le motivazioni, in pratica le dinamiche familiari in presenza di un bambino disabile?

Una modalità adeguata di comunicazione è caratterizzata invece da un sostegno immediato da parte dei curanti con disponibilità di ascolto della sofferenza espressa dai genitori, in un clima di considerazione reciproca e di fiducia.

Tutto questo richiede specifiche competenze da parte degli specialisti, che avranno un compito fondamentale: in primo luogo, dovranno sostenere la famiglia nel momento delicatissimo dell’impatto emotivo che ha nei confronti di questa diagnosi. Inoltre, la famiglia deve essere invitata in una struttura socio sanitaria, un servizio pubblico, o una associazione di genitori per la presa in carico, cioè che il genitore si renda conto che ha di fronte degli specialisti che lo possono aiutare, con ulteriori informazioni sulla diagnosi.

Da qui, ha inizio quel percorso di integrazione-accoglienza della persona disabile, a cui tanto si auspica, nel contesto familiare, scolastico e sociale e che può essere possibile solo grazie ad un lavoro armonico tra famiglia, scuola e enti locali. Pertanto, gli strumenti che permettono tale percorso- processo di integrazione scolastica e sociale della persona disabile costituiscono la Diagnosi Funzionale, il Profilo Dinamico Funzionale e il Piano Educativo Individualizzato. Essi rappresentano un rilevante ausilio per la crescita formativa del disabile, grazie alla collaborazione diversificata e sinergica di molteplici contributi (famiglia, insegnanti, specialisti, ecc…) e che li pone in rapporto dialettico e dinamico tra loro.

BIBLIOGRAFIA

ROSA FERRI, Il bambino con Sindrome di Down, IL PENSIERO SCIENTIFICO, ROMA, 1996.
PAOLA DI FURIA, FEDRICO MASTRANGELO, Famiglia e handicap. L’intervento psicoeducativo, FRANCO ANGELI, MILANO, 1998.

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(1) Rosa Ferri, Il bambino con sindrome di Down, Il Pensiero scientifico Editore, Roma, 1996, p.15
(2) Cfr., Paola Di Furia, Federico Mastrangelo, Famiglia e handicap. L’intervento psicoeducativo, Franco Angeli, Milano, 1998.

22 febbraio 2010

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