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AGGIORNAMENTO E SPERIMENTAZIONE

Aggiornamento dei docenti in rete di Umberto Tenuta
L’aggiornamento dei docenti attraverso la costituzione di una rete
 

Recita l’art. 7.1. del Regolamento dell’autonomia scolastica di cui al D.P.R. 275/1999 che <<Le istituzioni scolastiche possono promuovere accordi di rete o aderire ad essi per il raggiungimento della proprie finalità istituzionali>>.
Era maturata da tempo l’esigenza di uscire definitivamente dall’isolamento che ha ammorbato  la scuola italiana sin dalle sue origini e che ha trovato nel Dirigente scolastico unico, nel docente unico, nella classe isolata e nell’alunno singolo le sue espressioni più manifeste, diffuse e indiscusse.
Una lunga, consolidata, radicata tradizione culturale ne ha costituito la radice, il sostegno, l’invincibile difesa.
Le origini ed i fondamenti della nostra cultura sono individualistici.
L’ecclesia, la comunità, il gruppo hanno sempre  fatto fatica ad affermarsi: anziché affermarsi, si sono trasformati in oligarchia, in principato, in monarchia.
Nella scuola è monarca il Ministro, è monarca il Dirigente scolastico, è monarca il docente in cattedra, principe anche l’alunno seppure povero.
Proviamo a guardare la struttura della scuola sotto questa luce e fermiamo i nostri riflettori, tanto per cominciare, sull’alunno e sul docente.
Cominciamo dall’alunno: solo ieri nel banco a otto posti, ma ancora oggi nel tavolinetto biposto o monoposto, solo ad ascoltare, solo a risolvere i suoi problemi, solo a scrivere i suoi temi, solo a studiare la Storia e la Geografia, la Grammatica e le Scienze. Solo con l’obbligo di non comunicare, anzi con il divieto di rivolgere la parola al proprio compagno di banco, per non disturbare la lezione del docente.
Ma solo anche il docente, principe in trono, sulla cattedra più o meno sgangherata: solo nel prepararsi la lezione, solo nel fare la lezione, solo nel valutare i risultati del suo lavoro.
Trent’anni di pluralità dei docenti hanno inciso poco, hanno modificato quasi nulla, se oggi i docenti  della scuola primaria scelgono di tornare a fare il docente unico. Scelgono, perché l’hanno scelto loro, non certamente il politico di turno che coglie i segni dei tempi, le aspirazioni recondite e le asseconda, perché questa è la legge della politica.
Aveva faticato ad affermarsi negli anni ’70 il doppio docente nella scuola materna e nella scuola elementare, e l’impresa era andata avanti con la divisione dei compiti. Le soluzioni erano state diverse: l’insegnante  del mattino si era riservate le discipline fondamentali e a quello del pomeriggio erano state lasciate le attività  integrative. Oppure c’era stata l’equa ripartizione delle discipline. Ma, sempre, ad ognuno il suo: unicuique suum come fondamento di ogni giustizia, di ogni suddivisione, di ogni isolamento.
Poi il modello della Legge 148/1990. Al generico, ma non generale consenso aveva fatto riscontro la soluzione pragmatica: l’equa ripartizione degli ambiti disciplinari. La Legge era salva!
Si è parlato di secondarizzazione della scuola elementare. E che altro era e poteva essere? Come nella scuola media esce il docente di Matematica ed entra quello di Lettere, esce quello di Musica ed entra quello di Educazione tecnologica, scambiandosi solo un cortese cenno di saluto, così nella scuola elementare esce il maestro a righe ed entra quello a quadretti scambiandosi anch’essi solo un cortese cenno di saluto. Le Agende della programmazione ed i Registri di classe non hanno salvato la situazione.
Si è parlato di pluralità dei docenti, di team docente, di gruppo docente, ma tanto per fare della retorica.
I docenti  hanno lasciato che i retori di turno disquisissero di lavoro di gruppo, ma poi ciascuno è tornato nel suo dorato isolamento, dentro le aule, ove nessuno, proprio nessuno, ha mai osato ficcare il naso.
Questa è la fotografia a fosche tinte, esagerata, dai toni forti, ma è la fotografia della situazione della situazione della scuola italiana, che ne rende un’immagine d’altri tempi, arretrata, vetusta, non più sostenibile.
Fuori della scuola i giovani si cercano, hanno fame di chat, di clubs, di discoteche, di cabriolet, di telefonini, di attività sportive ecc. ecc.
Nella scuola resta imperante l’isolamento, con il divieto dei telefonini, quando semmai sarebbe il caso di offrire gratis i collegamenti Internet.
Fuori della scuola i docenti cominciano a navigare, a fare ricerche con Google e con Virgilio, a chattare.
Non c’è campo scientifico, tecnologico e culturale in cui non si utilizzi il web per comunicare. Anche i docenti fanno ormai le loro ricerche sul web.
Si tratta di ufficializzarle, di istituzionalizzarle, di democratizzarle, mettendole alla portata di ogni docente.
Ogni docente responsabile
¾ed ogni docente è responsabile¾ progetta  i suoi interventi, quali che essi siano, la lezione frontale o la ricerca.
Ieri utilizzava le Riviste, le Guide didattiche, le Enciclopedie. Oggi utilizza il web.
È questo l’evento nuovo!
È nata la comunicazione, è nata la Rete, è  nato lo scambio!
Ecco, questa è la nostra proposta: favoriamo questo processo, incoraggiamolo, favoriamolo!
Consentiamo ad ogni docente di esporre i risultati dei suoi lavori, dei suoi studi, delle sue ricerche relativamente  ai singoli itinerari didattici per l’apprendimento dei concetti essenziali delle singole discipline. Se un docente ha messo a punto una strategia didattica che consente agli alunni di scoprire e quindi di comprendere e di apprendere come si impara meglio l’addizione con il riporto o la sottrazione con il prestito, offriamogli la possibilità di esporla e di confrontarla con altre dieci proposte analoghe.
Ne nascerà un confronto, una discussione, un dibattito, un forum che non si concluderà con nessuna votazione e con nessuna formalizzazione della procedura didattica.
Semmai ci sarà una sintesi delle molteplici proposte, delle diverse  procedure, delle varie ipotesi didattiche.
Ogni docente che le leggerà avrà la possibilità di esplorare altre prospettive, di slargare i suoi orizzonti didattici, di ficcare il naso nelle aule dei colleghi, se non altro per soddisfare la sua innata curiosità umana, che è a fondamento di ogni ricerca, di ogni studio, di ogni avanzamento nel sapere scientifico.
La Rivista digitale della didattica offre lo spazio a chiunque voglia uscire dal suo isolamento ed aprirsi al confronto, al dialogo, alla cooperazione.
Vorremmo ci fosse un solo limite ai contributi, che dovrebbero riguardare, prevalentemente se non esclusivamente, gli itinerari didattici relativi agli <<obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni>>, agli obiettivi specifici di apprendimento  presentati in forma di unità didattiche o di moduli didattici, ma sempre con la precisa indicazione:

a)            degli obiettivi formativi specifici da perseguire in termini di atteggiamenti, di capacità e di conoscenze essenziali: la funzione clorofilliana, il movimento di rivoluzione della terra intorno al sole, il futuro anteriore, le bisettrici, la caduta del Sacro Romano Impero, i meridiani ed i paralleli, le frazioni apparenti ecc.;

b)           del percorso di apprendimento per  quanto possibile analiticamente descritto, che dovrebbe essere di preferenza quello della ricerca/riscoperta/reinvenzione/ricostruzione (problem solving), nella forma del lavoro di gruppo (cooperative learning) e quindi dovrebbe comprendere la precisa indicazione dei materiali didattici concreti (comuni e strutturati), virtuali, iconici e simbolici, che gli alunni debbono poter utilizzare, oltre che dei criteri di verifica in itinere e finali;

c)           delle esperienze già realizzate e dei contesti scolastici, con specifico riferimento ai livelli di sviluppo e di apprendimento, agli stili ed ai ritmi apprenditivi dei singoli alunni, nella prospettiva di un insegnamento personalizzato, attraverso il ricorso al lavoro di gruppo;

d)           dei risultati conseguiti;

e)            dei riferimenti culturali, pedagogici, didattici, con adeguate e puntuali bibliografie specifiche (testi antologici allegati compresi!);

f)             delle risorse didattiche  attingibili nella rete, soprattutto in termini di tecnologie educative (tecnologie didattiche virtuali ed ambienti virtuali di apprendimento[1]). 

 Attraverso questa iniziativa vorremmo che ogni nuova idea germinata nella più sperduta scuoletta non andasse dispersa, ma i docenti di tutte le scuole italiane (anche non italiane) costituissero un grande team impegnato nella ricerca e nella costruzione degli itinerari didattici più adeguati ad assicurare a ciascun alunno che frequenta le nostre scuole di acquisire le competenze indispensabili alla sua piena formazione, in un’atmosfera gioiosa, che bandisca finalmente dalla scuola la condanna e la pena dell’apprendere, non facendo  più desiderare a Pinocchio di vendersi l’abbecedario, ma soprattutto facendo vivere l’esperienza scolastica come uno dei momenti più gratificanti della propria giovinezza e non interrompendo l’età dei perché e soprattutto della “gioia di imparare”, che poi regala ai docenti la “gioia di insegnare”, la gioia di vivere le ore di scuola come le più significative  della propria vita non solo di professionista ma anche di uomo, non più diviso, ma integrale, che trova nel lavoro una delle ragioni fondanti, e non certo la meno essenziale, della propria esistenza umana. 

Questo vuole significare Docenti in rete!



[1] In merito cfr.: http://www.ava-ut.it/ 

 

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